In breve

La tradizione vuole che essa sia la seconda chiesa in tutto il mondo cattolico eretta sotto l'invocazione di "Maria Vergine" e la fa risalire all'anno 160 d.C. Di originale conserva il campanile ed una cappella sotterranea sotto l'altare maggiore.

Il campanile romanico s'innalza a sinistra della facciata ed è aderente ad essa. È alto circa 27 metri, con base quadrata il cui lato misura poco più di 5 metri. Eccetto la cella campanaria è tutto ricostruito con mattoni di origine romana, la maggior parte rotti. La facciata del campanile rivolta verso occidente, presenta al piano terreno una feritoia, al secondo piano una feritoia coperta da pietra bianca, nel terzo due feritoie arcate, nel quarto due fineste arcate più grandi, nel quinto ora c'è l'orologio e nel sesto la cella campanaria con due grandi aperture arcate, ma quest'ultimo piano non è più romanico perchè il campanile fu bruciato.

Nel 1716 venne ceduta ai monaci cistercensi i quali fecero costruire l'annesso convento. I monaci rimasero a Testona sino al 1803 e, dopo la bufera napoleonica, (1816) la Chiesa venne affidata ai frati Cappuccini. Nel 1866 il convento venne destinato a scuola e nel 1884 la Chiesa venne eretta a Parrocchia.

  

 CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI

 
·       1011-1037: il vescovo di Torino Landolfo fa costruire la chiesa, il campanile, il chiostro, la cripta. Viene eletto dal vescovo un capitolo di 24 canonici che seguono la regola di S. Agostino. Non confermata da documenti certi è la presenza di una chiesa preesistente, dedicata al culto della Vergine Maria.
·       1123: Andrea, prevosto di Testona, conviene con l’abate Guglielmo di San Solutore sulla decima di una vigna in Moncalieri. L’avvenimento è da considerarsi importante perché prova l’esistenza di un portico dinanzi alla chiesa romanica di Testona :”Actum in porticu sancte Mariae apud Testonam”.
·       1211: canonico di Testona è Enrico Pievano di Saluzzo
·       1213: prevosto di Testona è il canonico Oberto
·       1230: i chieresi distruggono la città di Testona e bruciano la sommità del campanile romanico; nel bottino di guerra sono compresi la campana bronzea e 25 libri di carattere religioso, grammatiche, filosofia.
I canonici di Testona si trasferiscono nella chiesa di S. Maria della Scala in Moncalieri
·       1617: l’antica chiesa su richiesta di Carlo Emanuele I viene assegnata ai monaci Cistercensi della congregazione Florense (Fondatore dell’ordine fu S. Roberto di Molesnes nel 1103 a Citeaux presso Digione)
·       1619: i monaci, provenienti dal monastero di S.Pietro di Celle, costruiscono un monastero il cui chiostro sorge sul precedente progettato da Landolfo
·       1730: i Cistercensi incominciano l’ampliamento del loro giardino e fanno erigere la monumentale porta barocca, tuttora visibile
·       1733: dopo aver ottenuto il consenso della Città di Moncalieri (giudice avvocato Dadej, sindaci Angelo Francesco de Beaumont e Giovanni Bazano), viene fatta costruire la nuova facciata della chiesa, su linee barocche
·       1734: continuano i lavori di rinnovamento della chiesa con l’apertura di due grandi cappelle laterali nella navata di sinistra e lavori alla cupola e al cupolino
·       1764: costruzione dell’organo ad opera di un ignoto artigiano; si tratta di un tipico organo italiano del XVIII secolo
·       1802: a causa dell’abolizione degli Ordini religiosi, sotto la dominazione francese, i monaci Cistercensi devono abbandonare il convento di Testona. Nella chiesa, tuttavia, continuano le funzioni religiose, ad opera dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Buronzo, con il consenso dell’Amministratore dell’area del Piemonte, generale Jourdan
·       1816: Vittorio Emanuele I ristabilisce gli Ordini religiosi e la chiesa accoglie i padri Cappuccini
·       1818: vengono eseguiti lavori all’interno della chiesa
·       1841: i cappuccini eseguono importanti lavori nel santuario della Madonna delle Grazie, cioè l’antica cripta landolfiana
·       1843: avviene la traslazione delle reliquie della martire S. Vittoria dal cimitero di S. Priscilla al santuario della Madonna delle Grazie. Il P. Guglielmo Massaja organizza festeggiamenti (dal 1836 insegna filosofia e teologia a Testona, prima di venire eletto Vicario Apostolico dei Galla)
·       1875: i padri Cappuccini lasciano la chiesa
·       1880: S. Maria di Testona viene eretta a parrocchiale con circa 2500 anime. Il primo parroco è il can. Domenico Fea di Carignano dal 1880 al 1920; poi il can. Giovanni Gambino dal 1921 al 1961; a seguire il can. Ferruccio Cottino dal 1962 al 2002; dall’ottobre 2002 il can. Marco Brunetti; dall’ottobre 2005 il can. Mauro Giorda
·       1910: la chiesa viene tutelata dalla Soprintendenza
·       1939: opere di restauro della chiesa ad opera della Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte (l’attuale Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio)
·       1980: lavori di restauro, in occasione del centenario della parrocchia
·       2008: lavori di restauro della facciata e della cripta. Rinnovo dell’impianto elettronico del campanile e benedizione di tre nuove campane.
 
STORIA GENERALE DELLA CHIESA
 
La chiesa di Santa Maria di Testona si presenta oggi come l’esito di diverse fasi costruttive. A prima vista, l’unico elemento superstite della struttura medievale romanica può essere identificato con il campanile, posto sul lato sinistro della fronte. Questa rimane la parte meglio conservata dell’antica struttura, insieme alla cripta posta sotto l’odierno presbiterio.
La chiesa fa la sua comparsa per la prima volta nelle fonti scritte in relazione al vescovo di Torino, Landolfo, al governo della diocesi negli anni 1010-1037, che fondò anche la chiesa in questi stessi anni. Il vescovo insediò a Testona una comunità di sacerdoti, che seguivano una regola comune, condividendo il servizio liturgico presso la chiesa sotto la guida di un prevosto. Tale soluzione era molto significativa, perché indicava il tentativo di regolarizzare e disciplinare la vita dei sacerdoti facilmente soggetta in quegli anni al pericolo di abusi e corruzioni, inquadrandoli all’interno di una struttura canonica e ponendoli quindi sotto un più diretto controllo dell’autorità vescovile. Il complesso di Testona tendeva ad uniformarsi ai modelli monastici , con la presenza di un chiostro a fianco della chiesa, che doveva fungere da ambiente coperto di comunicazione per le singole celle, i locali comuni e le strutture di servizio. Il chiostro veniva in genere collocato sul lato sud, per consentire il massimo sfruttamento dell’esposizione solare: così doveva essere anche a Testona, dove il cortile quadrangolare ancora oggi conservato a fianco della chiesa, sebbene non presenti strutture medievali superstiti, si colloca con ogni probabilità nel sito dell’antico chiostro dei canonici.
Dopo il trasferimento della chiesa e del collegio canonicale nel 1230, Testona subì un progressivo abbandono testimoniato dalla visita pastorale Peruzzi nel 1584 e dalla decisione di affidare la chiesa ed i locali annessi ai monaci Cistercensi Fogliensi nel 1617, auspice una figura di tutto rilievo nel Ducato di Savoia quale era Francesco Gerolamo Vagnone, cosignore di Castelvecchio.
Stabilitesi i Cistercensi (già presenti alla Consolata a Torino), il luogo subì innovazioni e bonifiche. I monaci ingrandirono lo spazio ecclesiale con l’aggiunta di cappelle, tamponando le absidi delle navate laterali, prima a destra con la cappella dedicata a S. Carlo (ora del Sacro Cuore) e poi a sinistra con la cappella dell’Annunziata la cui omonima Compagnia fu fondata nel 1619, e poi con l’aggiunta delle cappelle dell’Addolorata e delle Sante Irene e Dorotea, nel 1753, sempre sul lato sinistro della chiesa.
Con la dominazione francese e la soppressione degli Ordini, i Cistercensi dovettero abbandonare il convento di Testona, ma nella chiese continuarono ad essere celebrate funzioni religiose; dopo il periodo napoleonico, il monastero fu affidato ai Cappuccini, già presenti a Moncalieri prima a Santa Brigida, poi a Borgo Aje. In questo periodo soggiornò dal 1836 al 1846 il cardinal Massaja ricordato in una lapide nella chiesa.
Nel 1876 i Cappuccini lasciarono Testona e la chiesa, con territorio smembrato da quello di santa Maria della Scala di Moncalieri e fu eretta a parrocchia nel 1880. Dal 1910 la chiesa è vincolata e posta sotto la tutela ufficiale della Soprintendenza.
La facciata, a filo del campanile, fu visibile fino al 1734; se ne conservano le tracce sotto l’attuale facciata barocca, di autore sconosciuto.
Il campanile, alto circa 27 metri e con un lato di 5, denuncia l’antichità della chiesa. Non ha mai avuto rimaneggiamenti, se non nella ricostruzione della cella campanaria e nell’installazione dell’orologio. Il materiale edilizio incoerente è costituito da frammenti di recupero di mattoni romani, frammisti a ciottoli fluviali e pietre appena sbozzate a martello. Il fusto è scandito da una serie di specchiature sovrapposte, ornate da una cornice di archetti pensili.
 
l’Interno
 
L’impianto di tipo basilicale di lunghezza doppia, rispetto alla sua larghezza, è suddiviso in tre navate, la centrale doppia e sopraelevata rispetto alle laterali, originariamente con una copertura interna differenziata: con un tetto ligneo, in vista, su capriate in corrispondenza della navata centrale e su volte a crociera sulle campate delle navate laterali.
L’interno della chiesa, presenta un presbiterio elevato, forse in origine collegato da una scala centrale con discese laterali alla cripta. Si tratta dello spazio interno più articolato ed interessante: in questo tratto infatti l’edificio si presenta su due piani distinti e perfettamente sovrapposti. Il livello superiore corrisponde a quello del presbiterio originale, oggi interamente barocchizzato ed arricchito dalla copertura a cupola su base ellittica, affiancato a nord dalla sacrestia seicentesca, che coincide in realtà con la terminazione della navata laterale romanica di sinistra. La vistosa sopraelevazione del presbiterio, accessibile dal piano delle navate mediante una serie di gradini, è un indizio sicuro dell’esistenza di una cripta sottostante. Nella sua configurazione primitiva di basilica a salienti, la chiesa presentava un presbiterio e un’abside più bassi di quelli odierni, così come alquanto più bassa era anche la navata centrale, oggi coperta da una volta a botte unghiata, ritmata da arconi. Di ciò fanno fede all’esterno, sui fianchi del cleristorio, le quote ribassate della decorazione ad archetti pensili che, come è noto, seguivano le linee di gronda delle falde dei tetti originari.
L’alto presbiterio è dominato dall’ancona lignea dell’altare, uno dei pochi esempi seicenteschi conservati in Piemonte; in essa è conservata una statua lignea della Madonna con Bambino, donata nel 1635 da Caterina Vagnone Parpaglia; in origine le statue della Madonna e del Bambino avevano una corona d’argento. Quattro alte colonne, di cui due tortili e recanti il motto sabaudo FERT, sostengono un timpano. L’alta costruzione in origine era chiusa da porte laterali, sulle quali erano posti due busti, l’uno di Santa Apollonia e l’altro di Sant’Eugenio, poi sostituiti da due statue, una di S. Francesco (ora situata nella navata di destra) e l’altra di S. Domenico, donata alle Suore Domenicane, nel 1940 dal priore Gambino.
Interessante la testina d’angelo ornata come un indiano, a coronamento della nicchia che contiene la statua. Sotto l’altare maggiore è conservata l’urna con le spoglie di Santa Vittoria.
Traccia della decorazione barocca della chiesa è il grande affresco, di autore ignoto, con l’incoronazione di Maria Vergine sull’arco sopra l’altare maggiore. Della decorazione ottocentesca sopravvive l’affresco con le Virtù Teologali (Fede, Speranza, Carità), opera di Rodolfo Morgari del 1890/1900, circa, nella vela centrale della volta.
Il pulpito ligneo, con le statue di San Vincenzo Ferreri, Santa Adele (patroni dei coniugi Lancia che negli anni ’40 del ‘900 finanziarono i lavori di restauro) e San Giovanni Battista (dal nome del priore Gambino), presenta nella parte centrale, una Natività.
La Via Crucis in marmo è opera di Nicola Beltrami.
Durante i lavori di restauro degli anni ’40, ad opera della Soprintendenza, la chiesa subì alcune modifiche soprattutto nella decorazione pittorica, che nelle specchiature della navata centrale venne eliminata e per quanto riguarda la discesa alla cripta, caratterizzata in origine da una rampa con ai lati due scalette e sostituita da un’unica scalinata; le decorazioni barocche della cripta, fatta esclusione per quelle della campata dell’altare, vennero eliminati e il vano scala di accesso venne rivestito con lastre marmoree. Inoltre, era presente un imponente altare nella cappella delle Sante Irene e Dorotea, oggi battistero, rimosso durante i lavori di restauro. Venne rifatto il tetto e sostituito il pavimento in piastrelle di cemento con le attuali bargioline. In facciata, oltre ad un rifacimento dell’intonaco e ad una sistemazione generale degli stucchi, vennero asportate le statue presenti fino ad allora nelle nicchie.
Restauri successivi sono avvenuti nel 1980, in occasione del centenario della parrocchia e nel 2008 (facciata e cripta).
 
LA CRIPTA
 
La cripta, dell’XI secolo,se non precedente, costituisce un ambiente collocato sotto il presbiterio, connesso al centro sacrale dell’edificio. E’ suddivisa in tre navate da colonnine dal fusto monolitico, forse di recupero, dotate di una base irregolare con semplici modanature e di un capitello costituito da un blocco lapideo scantonato agli spigoli; sono presenti semicolonne in cotto addossate alle pareti. L’estensione in lunghezza raggiunge le cinque campate, per terminare in un’abside semicircolare che descrive il perimetro interno senza elementi intermedi rispetto alle navatelle. Costituiscono un elemento di grande interesse le volte a crociera, che coprono interamente la superficie. La cripta venne estesa oltre la sala centrale tramite l’annessione di due ambienti laterali simmetrici, costituiti da una manica absidata per parte. Oggi è possibile l’accesso solamente alla sala di sinistra. Durante il periodo barocco la muratura venne rivestita interamente da un nuovo apparato decorativo, lasciando indenni solamente alcune parti. Come già detto questa decorazione venne quasi del tutto asportata, così come le pitture ottocentesche, durante i restauri degli anni ’40, tranne per quanto riguarda gli stucchi seicenteschi sopra l’altare e gli affreschi (restaurati nel 2008) ricavati dal tamponamento delle finestrelle che ritraggono San Benedetto e San Bernardo, santi di riferimento per i Cistercensi.
Nella nicchia centrale è posta la statua della Madonna con Bambino, venerata sotto il titolo di Mediatrice delle Grazie e patrona della parrocchia; lignea, probabilmente risalente alla seconda metà del ‘600, presenta una colorazione diversa rispetto all’originale, dovuta ad un incauto restauro degli anni ’60 (anch’essa, come i due affreschi e gli stucchi, sono stati restaurati nel 2008).
L’altare di marmo venne sostituito durante i restauri degli anni ’40.
Il fatto interessante è costituito dalla presenza di pochi altri modelli analoghi conservati nell’Italia nord-occidentale, tutti compresi entro il secondo quarto dell’XI secolo. Un esempio parallelo di grande interesse è caratterizzato dal monastero di Santa Maria di Cavour, fondato nel 1037.
 
LA CAPPELLA DI S. CARLO
 
Uno dei primi lavori a cui si dedicarono i Cistercensi fu tamponare l’abside di destra formando uno spazio per una cappella che dedicarono a S. Carlo Borromeo (di cui si conservano le reliquie), fatto testimoniato anche dal quadro datato 1643 e attribuito a Giovanni Crosio.
Il culto della cappella subì variazioni nel tempo fino alla dedicazione al Sacro Cuore nei primi anni del ‘900.
Gli stucchi potrebbero essere attribuiti a stuccatori luganesi del primo ‘600, come avvenne per il Castello del Valentino.
 
LA CAPPELLA DELL’ADDOLORATA
 
Circa nello stesso periodo, ingrandendo lo spazio della chiesa, avvenne la costruzione della Cappella dell’Addolorata, nella navata sinistra. Nel tempo la cappella, che presenta un bell’altare con una statua lignea della fine del ‘600, non ha subito rimaneggiamenti.
 
LA CAPPELLA DELL’ANNUNZIATA
 
Più tarda, rispetto alle precedenti, risulta la più importante ed interessante del complesso, in quanto sede della Compagnia della S.ma Annunziata, fondata dai Cistercensi nel 1619. Importante il quadro dell’Annunciazione, del 1795, probabilmente del pittore Giuseppe Paladino, che negli stessi anni dipingeva i sovrapporta della camera da letto della regina a Palazzo Reale a Torino. Una targa posta dietro il grande quadro ovale attribuisce gli stucchi barocchi, ma di gusto quasi rococò a Giuseppe Bonzanigo.
Degli stessi anni del quadro sono l’altare in stucco marmorizzato e gli stucchi bianche della volta.
 
IL BATTISTERO
 
L’attuale battistero è la cappella che in origine era dedicata alle Santa Irene e che ingrandita nel 1753 divenne sede della Compagnia di sole donne intitolata anche a Santa Dorotea (il quadro che rappresenta le due sante, dipinto dal pittore regio Antonio Mayerle, si trova nella navata destra e vede le due sante in gloria con alle spalle un panorama di Moncalieri). Nel corso dei restauri del ’40 la cappella, che intanto ospitava anche il culto mariano della Consolata, fu smantellata e seguendo i dettami liturgici e artistici dell’epoca fu utilizzata per la funzione battesimale, collocando una statua di S. Giovanni Battista in marmo, opera di Nicola Beltrami, posta su un supporto in legno.
 
 
Bibliografia
 
-        Eugenio Olivero, L’antica chiesa di Testona, Torino 1934
-        Nicolao Martino Cuniberti, Testona, Chieri 1972
-        AA.VV., Ricerche a Testona, per una storia della comunità, Savigliano 1980
-        Mario Chianale (a cura di), L’antica chiesa di Santa Maria a Testona, Torino 1996
-        Il Millennio di Testona 996-1996, Torino 1996
-        Giampietro Casiraghi, Il rifugio del Vescovo. Testona e Moncalieri nella diocesi medievale di Torino, Torino 1997